Sono tornato oggi a Delhi dopo un viaggio di circa 8 giorni. Riprendo in questo modo possesso di due cose molto gradite, la mia stanza da letto e la mia connessione a internet (semi) buona. In questi giorni devo dire di aver vissuto emozioni altalenanti e ho scritto alcuni pensieri casualoni per condividerli con chi voglio bene ♥.
“Mi trovo in una stanza d’albergo a scrivere. Non tanto per istinto, il quale mi direbbe il contrario, ma più che altro per esercizio. Viaggiare da solo non è facile, e alle volte porta a stati emotivi che un po’ inibiscono, spingono al mutismo. Spesso mi trovo a chiedermi se ci sia qualcosa che non va nella mia pigrizia comunicativa, se ci sia un qualche problema nascosto che mi impedisce di tirare fuori i pensieri su quello che vedo e che sento in questi luoghi. La risposta, però, credo sia in ragionamenti già collaudati: in fondo è una questione di disciplina, sapersi spingere a fare anche contro la pigrizia emotiva sempre presente. Certo, è una risposta chiara ma propone un metodo non facile da seguire. Ad ogni modo, sono in una stanza d’albergo, come si diceva, ad Agra. La stanza è messa ad un prezzo quadruplo rispetto a molti altri posti in India, com’era prevedibile, e non è nemmeno questo gran che: grande e pulita, arredata stile anni ’50 pacchiano e con un bagno dove solo circa tre dei buchi della doccia funzionano. L’unica cosa veramente notevole è la vista sul Taj Mahal, veramente da togliere i pensieri.

E’ in effetti un monumento che risponde alle proprie aspettative, sebben sia spremuto fino all’osso dagli indiani, vogliosi di danaro. L’atmosfera che si vive sin dal giardino è veramente quella evocata dalle descrizione dell’ideale di paradiso arabe e persiane. Nonostante la folla incredibile, si respira veramente pace e serenità e la vista sullo Yamuna (fiume sorella della Ganga) sul retro del mausoleo porta nell’aria le emozioni della giungla. La parte più emozionante è comunque l’interno: una stanza completamente buia contiene la tomba dell’imperatrice Mumtaz Mahal, sulla quale pende l’unica luce presente. Si è praticamente al buio quasi completo e si cammina in un corridoio circolare che costeggia il monumento funebre. La cosa strana è che i rumori di tutte le voci delle persone presenti si raccolgono verso il soffito della stanza e creano una spece di mormorio lungo e continuo. Sebbene queste voci siano spinte da motivazioni ben diverse, l’effetto che si crea è quello di un lamento funebre continuo, che devo dire ben si addice alla natura del luogo. La cosa strana è che mentre il monumento è un più che altro un emblema dell’imperatore più che della defunta, è proprio questo mormorio involontario che rende onore alla memoria dell’imperatrice.
Tra l’altro notavo dopo varie visite a monumenti Moghul come la struttura dei giardini/paradiso riesca a creare non solo un ambiente piacevolmente distaccato dal marasma India ma anche una vera e propria fauna diversa, composta da abbondanza di pappagalli, pavoni, falchetti, scoiattoli e altri animalucci carini (fra cui i sempre presenti cani allo sbando!). La cosa che più mi sorprende, però, è come facciano a tenere fuori le scimmie. Cioè, le scimmie, sebbene siano animali simpaticissimi, sono bestiacce infestanti: stronze, aggressive, spudorate, cattive, sporche, etc. Sono ovunque (compreso sui balconi di alcuni dei miei alberghi, come già fatto notare), ma nei giardini Moghul non se ne vede nemmeno l’ombra. Urgono indagini più approfondite!

Per il resto Agra è una città indiana veramente qualsiasi, incasinata, piena di traffico e piuttosto sporca. Ho avuto modo di girarla un po’, alla ricerca di alberghi vari, insieme ad Ahmed, un guidatore di Rikshaw con cui ho fatto amicizia e che a fine giornata mi ha portato a sorseggiare un Cay in un baracchino per strada insieme ai suoi amici. Ahmed è mussulmano, e così la maggior parte degli abitanti di Agra: come in molti altri luoghi in India, antichi monumenti islamici fanno da polo per le comunità musulmane della città, che si aggregano attorno a questi centri isolandosi di fatto da altre comunità religiose. Comunque, le città indiane e la loro struttura, devo dire, mi restano ancora abbastanza oscure: nonostante cominci ad avere qualche stralcio di pensiero a proposito, in realtà la pressione psicologica che le strade mi mettono addosso e il mondo completamente diverso a ciò a cui sono abituato in cui ti catapultano mi lascia la maggior parte delle volte con un gran senso di frastornamento.
Ad ogni modo, adesso la smetto di dire cose a caso e vado a dormire, che è meglio.
HIGHLIGHTS DEI GIORNI PRECEDENTI
Prima di muovermi verso Agra, ho speso due giorni a Jaipur, capitale del Rajhastan e città veramente notevole. Qui ho avuto modo di:
-vedere il mio primo incantatore di cobra
-vedere per la prima volta un elefante a meno di 30 centimetri dal mio naso
-incontare un ragazzo che fuori dal forte di Amber vendeva dipinti di vario genere. Dopo una decina di minuti di chiacchierata il suddetto mi ragala un bel mazzetto di disegni strappandomi la promessa che, quando sarei tornato, gli avrei portato a tutti i costi una crema anti brufoli dall’Italia, dove, si sa, sono disponibili prodotti molto buoni per la cura del suddetto problema.”